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Buste in plastica vietate a Torino. Gli Enti locali recepiscono normativa Ue, il governo la fa slittare
Mercoledì 07 Luglio 2010 00:00
Presentando il rapporto 2010 sui Comuni più ricicloni d’Italia, Legambiente ha colto anche l’occasione per lanciare una nuova campagna contro le buste di plastica. Sì, proprio le buste della spesa, quelle che ti allungano al supermercato e che poi si accumulano in casa e vengono riusate per raccogliere i rifiuti o, peggio, disperse nell’ambiente.

Una normativa europea ne dispone la messa al bando, ma l’Italia è restia a recepirla, almeno a livello nazionale, mentre invece, a livello locale, già 150 Comuni - fa sapere il presidente nazionale di Legambiente – hanno emesso delle ordinanze per vietarne la distribuzione e altri 250 località si sono dette intenzionate a mettere le odiose buste di plastica al bando.
Una delle principali città che si è già mossa in questo senso è Torino che saluta finalmente le buste inquinanti grazie alla tanto attesa delibera comunale votata ieri all’unanimità dal Consiglio.

La notizia della messa al bando era già ufficiosa, tanto che le scorte di buste nella maggior parte degli ipermercati del capoluogo piemontese erano state esaurite e sostituite – come in Emilia Romagna già ha fatto volontariamente la catena di supermercati Coop – dai meno inquinanti sacchetti biodegradabili o, meglio ancora, dalle vecchie sacche di tela riutilizzabili e ormai tornate di moda.

Adesso però, con la delibera comunale, la cosa è finalmente ufficiale e sarà prevista quindi una multa (dai 25 ai 250 euro) per chi, tra commercianti, ambulanti, negozi e bar non si doterà al più presto dei nuovi eco-sacchetti, impegnandosi ad esaurire le scorte il prima possibile: l’ultimo passo di un progetto portato avanti dall’Assessorato all’Ambiente e da quello al Turismo con la collaborazione di cittadini e associazioni di categoria, progetto che ha visto il consenso davvero di tutta la popolazione.

L’unico bastone tra le ruote potrebbe arrivare dai produttori di shopper tradizionali, che potrebbero ricorrere al Tar per modificare la normativa, considerato che i termini per l’entrata in vigore sono, nel nostro Paese, slittati. Ma l’assessore Tricarico, tra i promotori del progetto, si dice fiducioso e confida nella piena autonomia dei Comuni in materia.

Perché l’Unione Europea si sia presa a cuore di vietare le buste di plastica ai Paesi membri è presto spiegato se si prendono in considerazione alcuni dati. Solo nel nostro Paese, la produzione delle buste di plastica per la spesa consuma ogni anno 27 milioni di barili di petrolio, dai quali vengono ottenute 260 mila tonnellate di polietilene.
Se si considera poi l’impatto a lungo termine che provoca l’abbandono di queste buste nell’ambiente (400 anni per degradarsi contro i 12-18 mesi per di quelle ecologiche), si capisce meglio l’urgenza anche di questa iniziativa.

Urgenza che, evidentemente, il nostro governo non considera tale.

 

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