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Sacchetti di plastica via dal 2011
Giovedì 30 Dicembre 2010 09:32

Il Consiglio dei Ministri ha infatti confermato lo stop all'utilizzato dei sacchetti di plastica dal 1 gennaio 2011, senza proroghe. In pensione, quindi, quella che fu considerata una delle massime "innovazioni" del secolo passato: i sacchetti verranno sostituiti da equivalenti realizzati in materiale biodegradabile o carta. Esultano le associazioni ambientaliste che temevano, forse per i forti interessi economici implicati, una nuova proroga.

 

"E' una grande innovazione, quella introdotta dal governo - ha commentato il ministro Stefania Prestigiacomo, che si è opposta all'introduzione dell'ennesima proroga - che segna un passo in avanti di fondamentale importanza nella lotta all'inquinamento, rendendoci tutti più responsabili in tema di riuso e di riciclo".

"Al ministro Prestigiacomo va il nostro plauso per aver scongiurato, in Consiglio dei Ministri, una ulteriore proroga allo stop alle buste di plastica già previsto dalla legge Finanziaria 2007", ha detto il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza. "Vigileremo affinchè questa importante misura da noi fortemente voluta non sia nuovamente messa in pericolo dalle pressioni delle lobby dei produttori di plastica. La messa al bando dei sacchetti di plastica è un risultato importante non solo per la salvaguardia dell'ambiente, ma anche per chi scommette sull'innovazione e sulla chimica verde", ha sottolineato Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd.

Da parte sua la Coldiretti, in sintonia, ricorda che "gli italiani sono tra i massimi utilizzatori in Europa di shopper in plastica, con un consumo medio annuale di 300 sacchetti a testa" e che "in Italia arriva un quarto dei 100 miliardi di pezzi consumati in Europa dove vengono importati per la maggioranza da paesi asiatici come Cina, Thailandia e Malesia. Il 28% di questi sacchetti diventa rifiuto e va ad inquinare l'ambiente in modo pressochè permanente poichè occorrono almeno 200 anni per decomporli".

Il problema non si limita a quello che si vede tra i rifiuti delle città, ma occorre pensare, per esempio, a quello che accade nei fiumi italiani e più in generale del mondo, quando le sponde ad ogni piena si trasformano in vere discariche; oppure alle isole di plastica alla deriva negli oceani. Secondo stime riportate sempre dalla Coldiretti, per produrne 200mila tonnellate vengano bruciate 430mila tonnellate di petrolio.

 

Fonte TGCOM

 
Menia, sottosegretario all’Ambiente: “Sacchetti di plastica banditi dal 1°gennaio”
Giovedì 21 Ottobre 2010 10:53
Annuncio del sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia: sacchetti di plastica fuori legge dal 1° gennaio 2011. L’onorevole ha preannunciato che sta per prendere il via “una massiccia e capillare campagna di informazione e sensibilizzazione, in un'ottica di diffusione degli obiettivi di tutela ambientale e di contrasto all'inquinamento, che agevolerà l'opinione pubblica ad una celere, informata e, si auspica, condivisa accettazione del nuovo divieto che impatterà fortemente sulle abitudini di milioni di consumatori e, soprattutto, sulla organizzazione della piccola e grande distribuzione”.

Inoltre, facendo seguito all’interpellanza urgente della deputata di Futuro e Libertà Giulia Cosenza, Menia ha annunciato che il Ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico hanno predisposto una “distribuzione capillare su tutto il territorio nazionale di borse realizzate in materiale riciclato e riciclabile, o riutilizzato, o in fibre naturali, dando così un'indicazione chiara ed univoca per privilegiare il ricorso al riuso, per la riduzione della produzione e della pericolosità di materiali che non sono biodegradabili e compostabili”.

Menia ha peraltro sottolineato che l'utilizzo dei sacchetti biodegradabili viene promosso anche per un'altra e diversa finalità. “E stato appositamente previsto - ha infatti specificato Menia - che i rifiuti organici quali rifiuti biodegradabili di giardini e parchi, rifiuti alimentari e di cucina prodotti da nuclei domestici, ristoranti, servizi di ristorazione e punti vendita al dettaglio e rifiuti simili prodotti dall'industria alimentare dovranno essere raccolti in modo differenziato con contenitori a svuotamento riutilizzabili o con sacchetti compostabili certificati a norma UNI EN 13432-2002”.

Il no definitivo alla proroga della direttiva Ue del 1° gennaio 2011 è stato deciso dal Ministro Stefania Prestigiacomo di concerto con il Ministro allo Sviluppo economico Paolo Romani, nel corso dell'incontro svoltosi presso il Ministero dell'Ambiente.
 
Legambiente lancia Stop ai sacchetti di plastica la petizione per chiedere al Governo Italiano di vietare la commercializzazione delle borse in plastica
Venerdì 16 Luglio 2010 00:00
In occasione di Puliamo il Mondo, la più partecipata e coinvolgente iniziativa di volontariato ambientale, parte la petizione Stop ai sacchetti di plastica per dire basta all'"inquinamento bianco" dovuto alla dispersione nell'ambiente di miliardi di sacchetti di plastica. Per chiedere al Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo di non prorogare ancora una volta il divieto alla commercializzazione delle borse in plastica, già previsto a partire dal 1° gennaio 2010 secondo l'articolo 1, comma 1130, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e poi prorogato di un anno.

I sacchetti di plastica sono volatili e si diffondono nell'ambiente. Rimangono per anni impigliati nei rami, lungo le sponde dei corsi d'acqua, sulle spiagge e le scogliere, diffondono degrado nei giardini, si trovano sepolti tra le foglie nei boschi, in frammenti nel terreno agricolo. Fanno sporco e brutto il nostro mondo. Raccoglierli costa una fortuna. Insomma, una qualsiasi analisi costi - benefici, anche con i criteri economici piu' favorevoli, non regge.

La loro vita utile è breve, spesso non supera il tempo del tragitto dal negozio all'abitazione. La vita "inutile" e fonte di danno, ambientale e economico, è invece lunghissima: nella migliore delle ipotesi, mesi per la raccolta, la cernita e il riciclo o recupero in qualità di rifiuto, con costi enormemente più alti del loro valore utile. È l'emblema dell'economia dello spreco che ci dobbiamo lasciare alle spalle per sempre.
Un anno senza sacchetti di plastica (un italiano in media ne consuma 250) riduce le emissioni pro capite di CO2 di 8 chili. Tutto petrolio in meno.

Per questo chiediamo di firmare la petizione Stop ai sacchetti di plastica http://petizioni.legambiente.org/firma/stop-ai-sacchetti-di-plastica

Lo sapevi che...
Il Plastiki è una zattera di 20 metri fatta di bottiglie di plastica con cui il britannico David de Rothschild ha attraversato l'Oceano Pacifico, partendo da San Francisco e arrivando fino a Sidney, passando per quella che viene chiamata la grande chiazza di rifiuti del Pacifico "PACIFIC TRASH VORTEX" (agli scettici consigliamo una ricerca sul web, dove si trovano decine di siti, foto e video esplicativi).

Il Pacific Trash Vortex, è un enorme accumulo di spazzatura galleggiante (soprattutto plastica) situato nell'Oceano Pacifico. La sua estensione non è nota con precisione: le stime vanno da 700.000 km quadrati (più del doppio della superficie dell'Italia) fino a più di 15 milioni di km quadrati e con un peso che va da un minimo di 3 milioni di tonnellate fino a un massimo di 100. L'accumulo si è formato a partire dagli anni cinquanta, a causa dell'azione del vortice oceanico della corrente del Nord Pacifico dotata di un particolare movimento a spirale in senso orario, che permette ai rifiuti galleggianti di riconcentrarsi. Ma senza bisogno di andare nel Pacifico, anche nel Mediterraneo le correnti concentrano periodicamente rifiuti galleggianti di plastica, che spiaggiano spesso sulle nostre cost
 
Buste in plastica vietate a Torino. Gli Enti locali recepiscono normativa Ue, il governo la fa slittare
Mercoledì 07 Luglio 2010 00:00
Presentando il rapporto 2010 sui Comuni più ricicloni d’Italia, Legambiente ha colto anche l’occasione per lanciare una nuova campagna contro le buste di plastica. Sì, proprio le buste della spesa, quelle che ti allungano al supermercato e che poi si accumulano in casa e vengono riusate per raccogliere i rifiuti o, peggio, disperse nell’ambiente.

Una normativa europea ne dispone la messa al bando, ma l’Italia è restia a recepirla, almeno a livello nazionale, mentre invece, a livello locale, già 150 Comuni - fa sapere il presidente nazionale di Legambiente – hanno emesso delle ordinanze per vietarne la distribuzione e altri 250 località si sono dette intenzionate a mettere le odiose buste di plastica al bando.
Una delle principali città che si è già mossa in questo senso è Torino che saluta finalmente le buste inquinanti grazie alla tanto attesa delibera comunale votata ieri all’unanimità dal Consiglio.

La notizia della messa al bando era già ufficiosa, tanto che le scorte di buste nella maggior parte degli ipermercati del capoluogo piemontese erano state esaurite e sostituite – come in Emilia Romagna già ha fatto volontariamente la catena di supermercati Coop – dai meno inquinanti sacchetti biodegradabili o, meglio ancora, dalle vecchie sacche di tela riutilizzabili e ormai tornate di moda.

Adesso però, con la delibera comunale, la cosa è finalmente ufficiale e sarà prevista quindi una multa (dai 25 ai 250 euro) per chi, tra commercianti, ambulanti, negozi e bar non si doterà al più presto dei nuovi eco-sacchetti, impegnandosi ad esaurire le scorte il prima possibile: l’ultimo passo di un progetto portato avanti dall’Assessorato all’Ambiente e da quello al Turismo con la collaborazione di cittadini e associazioni di categoria, progetto che ha visto il consenso davvero di tutta la popolazione.

L’unico bastone tra le ruote potrebbe arrivare dai produttori di shopper tradizionali, che potrebbero ricorrere al Tar per modificare la normativa, considerato che i termini per l’entrata in vigore sono, nel nostro Paese, slittati. Ma l’assessore Tricarico, tra i promotori del progetto, si dice fiducioso e confida nella piena autonomia dei Comuni in materia.

Perché l’Unione Europea si sia presa a cuore di vietare le buste di plastica ai Paesi membri è presto spiegato se si prendono in considerazione alcuni dati. Solo nel nostro Paese, la produzione delle buste di plastica per la spesa consuma ogni anno 27 milioni di barili di petrolio, dai quali vengono ottenute 260 mila tonnellate di polietilene.
Se si considera poi l’impatto a lungo termine che provoca l’abbandono di queste buste nell’ambiente (400 anni per degradarsi contro i 12-18 mesi per di quelle ecologiche), si capisce meglio l’urgenza anche di questa iniziativa.

Urgenza che, evidentemente, il nostro governo non considera tale.

 
Buste di plastica al bando e multe salate per i trasgressori, succede a Torino
Martedì 06 Luglio 2010 00:00

Una lotta senza quartiere ai sacchetti di plastica non biodegradabili, quella ingaggiata dal comune di Torino che mira alla progressiva messa al bando delle buste della spesa in polietilene. Dopo l’approvazione della delibera che mette al bando gli shopper di nylon, e che anticipa le direttive europee, il capoluogo piemontese ha modificato il regolamento di polizia urbana, introducendo pesanti sanzioni per venditori ambulanti, negozi e supermercati che si ostinano a utilizzare o anche solo a tenere vicino alla cassa gli shopper tradizionali. La multa da pagare va dai 25 ai 250 euro ed è prevista per chiunque distribuisca ai clienti

sacchetti che non corrispondano ai criteri fissati dalla normativa comunitaria e dalle norme tecniche approvate a livello comunitario.

Vale a dire sacchetti in polietilene, che impiegano ben dieci anni a degradarsi, a differenza delle buste bio che impiegano tra i 12 ed i 18 mesi. Ad avanzare la proposta di modifica del regolamento gli assessori  Domenico Mangone (Polizia municipale), Roberto Tricarico (Ambiente), e Alessandro Altamura (Commercio). Le scorte di shopper in magazzino potranno comunque essere utilizzate fino ad esaurimento. L’obiettivo non è certo infatti fare cassa, stando alle parole dello stesso Tricarico:

Non c’è nessuna intenzione di partire con le multe a raffica da quando si è iniziato a discutere di buste bio molti supermercati si sono adeguati spontaneamente, così come diversi esercenti, ambulanti compresi.

Quella di multare chi non si adegua è una misura concreta per arrivare alla progressiva scomparsa delle buste di plastica non biodegradabili all’interno dei confini della città. Concreta quanto necessaria:

Una norma chiara che preveda una sanzione è necessaria.

Chissà come la prenderanno i produttori di shopper tradizionali. Non è escluso che potrebbero ricorrere al Tar, per impugnare la delibera e la modifica del regolamento, dal momento che i termini di recepimento della direttiva europea sono slittati. Tricarico si mostra tuttavia fiducioso a riguardo:

Potrebbe accadere  ma siamo pronti a sostenere che, al di fuori della direttiva Ue, i Comuni hanno piena autonomia di decisione su questa materia all’interno del proprio territorio.

Per darvi un’idea dell’impatto positivo sull’ambiente che potrebbe avere la messa al bando dei sacchetti plastificati

 
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