Photo Photo Photo Photo Photo

Tutte le news che ci riguardano
Prestigiacomo: sì a consultazione popolare Ue su uso delle buste di plastica
Giovedì 19 Maggio 2011 10:10
“La decisione del commissario Ue Janez Potocnick di indire una consultazione popolare europea via internet sulle scelte da assumere per limitare l’impatto dei sacchetti di plastica non biodegradabili sull’ambiente, è un positivo colpo d’ala”.
Lo ha dichiarato oggi il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. “Sono convinta – ha aggiunto – che l’opinione pubblica europea, come ha dimostrato in questi mesi quella italiana che ha accolto con favore l’eliminazione degli shopper dannosi per l’ambiente, abbia ben chiaro quanto grave sia il danno all’ecosistema dei sacchetti di plastica e si pronuncerà a favore della loro eliminazione”.
L’Italia, primo paese europeo “plastic bag free” ha fatto da battistrada, da avanguardia in questo campo, ponendo il tema al centro del dibattito degli organismi comunitari e stimolando una più ampia informazione e assunzione di responsabilità.
Credo che siamo sulla strada giusta per mettere definitivamente al bando prodotti che inquinano e sono un pericoloso e riconosciuto killer della nostra fauna ittica”.
 
DISEGNO DI LEGGE SACCHETTI BIO
Martedì 03 Maggio 2011 05:23

Pronto il disegno di legge con le nuove norme sui sacchetti bio

Ma alcune tipologie sarebbero escluse dal divieto assoluto scattato il primo gennaio

29 Aprile 2011

Il Governo è pronto a spingere sull’acceleratore sulle nuove norme per la commercializzazione dei sacchetti non biodegradabili. Dovrebbe infatti approdare nei prossimi giorni in Consiglio dei ministri lo schema di disegno di legge per definire meglio il campo di applicazione del divieto di vendere gli shopper non biodegradabili e le eventuali sanzioni. Secondo quanto segnala una bozza riportata da Il Velino, lo schema di disegno di legge si compone di un solo articolo e trae spunto dalla Finanziaria 2007 che ha introdotto il divieto dei sacchetti in plastica anche per agevolare “una modifica delle abitudini di consumo dei cittadini - si legge nella relazione che accompagna la bozza di provvedimento -promuovendo una maggiore propensione al riutilizzo” con il fine ultimo “di incidere sull’impatto che i sacchetti di plastica provocano sull’ambiente a causa dell’uso massiccio e delle modalità di smaltimento degli stessi”.

L’assenza della sperimentazione prevista dalla legge attraverso un programma nazionale e dei provvedimenti necessari al raggiungimento graduale del divieto, a partire dall’entrata in vigore dello stop agli shopper in plastica il primo gennaio 2011, prosegue la relazione, “ha provocato l’insorgenza di dubbi interpretativi e difficoltà nell’applicazione operativa dello stesso, con particolare riferimento sia agli aspetti tecnico-scientifici, quali l’assenza di una puntuale definizione del concetto di biodegradabilità, sia alla genericità del divieto contenuto nella normativa citata, sia, infine, alle conseguenze del mancato rispetto del divieto medesimo”. Da qui l’intervento normativo che precisa a quali tipologie di sacchetti si applichino o meno i divieti.

A sorpresa sarebbero esclusi, per esempio, i sacchetti che per caratteristiche tecniche e costruttive “favoriscono il loro riutilizzo duraturo e li dotino di un autonomo valore economico”. Il disegno di legge stabilisce inoltre che le san! zioni pe r la violazione del divieto di commercializzazione prevedono una sanzione amministrativa che va da 2.000 euro a 120.000 euro. Infine, l’ultimo comma prevede per il ministero dell’Ambiente il compito di promuovere le iniziative “affinché i produttori indichino sui sacchi per l’asporto merci non soggetti al divieto di commercializzazione idonee informazioni al pubblico per una corretta gestione del relativo ciclo rifiuti”.

 
C'è spazio per lo shopper da riciclo?
Giovedì 28 Aprile 2011 00:00

Prove tecniche di riconciliazione tra Unionplast e Legambiente, dopo il duro scontro sulla messa al bando degli shopper non biodegradabili. In occasione del convegno organizzato il 27 aprile scorso da IPPR al Politecnico di Milano (nella sala intitolata non a caso a Giulio Natta), "In cammino verso la società del riciclo: il ruolo delle materie plastiche tra verità emergenti, attacchi e nuove frontiere”, era presente tra i relatori anche Andrea Poggio, Vicedirettore di Legambiente, che ha mostrato alla platea un sacchetto di polietilene riciclato, riutilizzabile più volte (Infinity Bag di Demiplast, tra i relatori del convegno), come esempio di soluzione accettabile anche da parte del fronte ambientalista.

“La nostra offerta di dialogo con il mondo industriale non è cambiata – ha dichiarato Poggio - Siamo favorevoli alle sporte per la spesa riutilizzabili, anche in materiale plastico”. E riferendosi alla sostituzione degli shopper tradizionali con quelli biodegradabili, ha aggiunto: “Non abbiamo mai condotto una campagna per sostituire un materiale usa-e-getta con un altro materiale usa-e-getta; abbiamo invece auspicato ciò che in parte è già avvenuto negli ultimi mesi e cioè che il consumatore utilizzi, al posto dei sacchetti monouso, borse riutilizzabili più volte o trolley per la spesa”.

La speranza dei produttori di sacchetti è riaprire un dialogo con il Ministero dell'Ambiente per arrivare ad un compromesso sulle caratteristiche che i sacchetti dovrebbero avere per non rientrare nel divieto. Criteri che siano più realistici dei 400 micron indicati nella bozza di DDL e che magari premino chi utilizza materiale riciclato.

Nel corso del convegno si è anche parlato di recupero e riciclo di materiali compositi, con un intervento di Roberto Frassine sulle nuove possibilità tecnologiche offerte dalle tecniche di solvolisi e idrogenolisi applicate ai manufatti di vetroresina; opzioni che potranno affiancarsi al tradizionale recupero di questi materiali nell'ambito dei cementifici. Giovanni Camino del Politecnico di Torino ha affrontato il tema più generale della sostenibilità delle plastiche, ribadendo l'importanza dell'analisi LCA per valutare le differenti opzioni disponibili. Riccardo Pianesani di Ilip ha portato l'esperienza della società nello sviluppo di imballaggi alimentari multistrato ottenuti con plastica riciclata, i primi ad essere certificati PSV Food Contact, spiegando come si è arrivati a questo risultato attraverso l'implementazione di challenge test per verificare l'igienicità dei prodotti. Marco Omboni di ISAP Packaging ha parlato invece del programma Ri-Evento per il riciclo di stoviglie usa-e-getta in polipropilene destinate al consumo collettivo. Infine, Monica Pasquarelli ha portato un'esperienza di riutilizzo di bottiglie in PET nel mondo del tessile, in filiera corta (sotto il 200 km), con lo sviluppo dei tessuti I Verdemare al 100% in materiale riciclato, certificati Plastica Seconda Vita.

 
Lo shopper da riciclo cerca consensi
Giovedì 28 Aprile 2011 00:00
Nel corso del convegno "In cammino verso la società del riciclo: il ruolo delle materie plastiche tra verità emergenti, attacchi e nuove frontiere”, organizzato a Milano da IPPR, si sono toccati diversi aspetti del fine di manufatti in materiale plastico, dal packaging alle stoviglie monouso, dai materiali compositi alle fibre tessili. Ma l'attenzione è stata catalizzata dalla messa al bando degli shopper non biodegradabili e dalla possibile sostituzione con i sacchetti in plastica riciclata. Dove si registra una prima apertura da parte di Legambiente. Prove tecniche di disgelo tra Unionplast e Legambiente, dopo il duro scontro sulla messa al bando degli shopper non biodegradabili. Al convegno organizzato il 27 aprile scorso da IPPR al Politecnico di Milano, nella sala intitolata non a caso a Giulio Natta, era presente tra i relatori anche Andrea Poggio, Vicedirettore di Legambiente, che ha mostrato alla platea un sacchetto di polietilene riciclato, riutilizzabile più volte, come esempio di soluzione accettabile anche da parte del fronte ambientalista. Purché sia riutilizzabile. “La nostra offerta di dialogo con il mondo industriale non è cambiata – ha dichiarato Poggio - Siamo favorevoli alle sporte per la spesa riutilizzabili, anche in materiale plastico”. E riferendosi alla sostituzione degli shopper tradizionali con quelli biodegradabili, ha aggiunto: “Non abbiamo mai condotto una campagna per sostituire un materiale usa-e-getta con un altro materiale usa-e-getta; abbiamo invece auspicato ciò che in parte è già avvenuto negli ultimi mesi e cioè che il consumatore utilizzi, al posto dei sacchetti monouso, borse riutilizzabili più volte o trolley per la spesa”. Poggio ha quindi accennato a un recente studio della Camera di Commercio di Milano, secondo cui il 60% dei cittadini ha già sposato questa filosofia e, nel complesso, in seguito alla messa al bando, si è dimezzato il consumo di sacchetti. La green economy non è un pranzo di gala. Sui riflessi negativi che le scelte ambientali possono avere sulle aziende, Poggio ha ricordato che la “green economy non è un pranzo di gala, è una trasformazione dell'economia che riguarda tutti, anche le attività economiche consolidate. Non è nelle leggi dell'economia che le cose vadano avanti sempre nello stesso modo, per l'eternità”. “C'è chi arriva troppo presto e chi troppo tardi, chi inizia a fare cose nuove partendo da niente”, ha aggiunto, citando a questo proposito l'industria del fotovoltaico, dove le prime dieci aziende che oggi sono leader di mercato, quindici anni fa non esistevano neppure. Troppo spessi o troppo sottili? Enrico Chialchia, Presidente di IPPR, oltre che direttore di Unionplast, ha voluto sottolineare due aspetti: in primo luogo la schizofrenia del legislatore, che dopo aver chiesto per anni all'industria di utilizzare sempre meno plastica per gli imballaggi, incentivando i produttori di sacchetti a ridurre gli spessori, improvvisamente ha accusato questi stessi sacchetti di essere troppo leggeri e volatili, contribuendo per questa ragione all'inquinamento dell'ambiente. Tanto da arrivare imporre spessori esagerati (il DDL presentato dal Ministero dell'Ambiente alla Commissione Europea escluderebbe dal divieto quelli con spessore superiore a 400 micron, praticamente irrealizzabili). Un secondo aspetto riguarda il riutilizzo dei sacchetti per la spesa come contenitori per i rifiuti domestici, abitudine consolidata tra i consumatori. “Ora che abbiamo eliminato gli shopper – si è chiesto Chialchia – Siamo sicuri di non aver incrementato la vendita e l'uso di sacchi per la spazzatura, prodotti con la stessa plastica? E se così fosse, la legge 296/06 ha davvero raggiunto gli obiettivi che si prefiggeva?”. Infinity Bag di Demiplast Un caso concreto. Di shopper riutilizzabili, prodotti in larga parte con plastica riciclata e certificati “Plastica Seconda Vita”, ha parlato Roberto De Agostini della Demiplast. La società, che realizza circa metà del suo fatturato con gli shopper (ma era il 90% solo qualche anno fa), ha messo a punto con il marchio Infinity Bag un sacchetto in LDPE coestruso a tre strati, spesso 60-70 micron, quindi sufficientemente robusto per essere riutilizzato più volte; prodotto con il 65% di polietilene riciclato, può essere riciclato a sua volta. Si tratta di un'evoluzione di Ecoex, shopper multistrato ottenuto con 65% di plastica riciclata, che Demiplast aveva sviluppato prima dell'entrata in vigore del divieto di commercializzazione dei sacchetti in plastica biodegradabile e che stava trovando consensi nel mondo della Grande Distribuzione. "Pensiamo che sia una soluzione ecocompatibile da affiancare ai sacchetti biodegradabili, non sempre apprezzati dai consumatori, e da proporre come alternativa ai sacchi riutilizzabili di importazione", ha commentato La speranza dei produttori di sacchetti è riaprire un dialogo con il Ministero dell'Ambiente per arrivare ad un compromesso sulle caratteristiche che gli shopper dovrebbero avere per non rientrare nel divieto. Criteri che siano più realistici dei 400 micron indicati nella bozza di DDL e che magari premino chi utilizza materiale riciclato. Gli altri interventi. Nel corso del convegno si è anche parlato di recupero e riciclo di materiali compositi, con un intervento di Roberto Frassine sulle nuove possibilità tecnologiche offerte dalle tecniche di solvolisi e idrogenolisi applicate ai manufatti di vetroresina; opzioni che potranno affiancarsi al tradizionale recupero di questi materiali nell'ambito dei cementifici. Giovanni Camino del Politecnico di Torino ha affrontato il tema più generale della sostenibilità delle plastiche, ribadendo l'importanza dell'analisi LCA per valutare le differenti opzioni disponibili. Riccardo Pianesani di Ilip ha portato l'esperienza della società nello sviluppo di imballaggi alimentari multistrato ottenuti con plastica riciclata, i primi ad essere certificati PSV Food Contact, spiegando come si è arrivati a questo risultato attraverso l'implementazione di challenge test per verificare l'igienicità dei prodotti. Marco Omboni di ISAP Packaging ha parlato invece del programma Ri-Evento per il riciclo di stoviglie usa-e-getta in polipropilene destinate al consumo collettivo. Infine, Monica Pasquarelli ha portato un'esperienza di riutilizzo di bottiglie in PET nel mondo del tessile, in filiera corta (sotto il 200 km), con lo sviluppo dei tessuti I Verdemare al 100% in materiale riciclato, certificati Plastica Seconda Vita.
 
Anche la UE approva la scelta Italiana di vietare i sacchetti in plastica
Mercoledì 16 Marzo 2011 17:31

Non è a rischio di saltare la messa al bando in Italia dei sacchetti di plastica non biodegradabili, scattata il 1° gennaio scorso in tutti i supermercati e negozi.

Lo ha annunciato ieri a Bruxelles, in una conferenza il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo.

L'Italia si è impegnata a notificare il provvedimento e come conseguenza la Commissione europea non aprirà una procedura di infrazione nei suoi confronti.

L'Italia ieri si è trasformata nel precursore di una nuova normativa comunitaria rispetto a quella in vigore. È stata l'Austria a chiedere spiegazioni sulla legislazione italiana, in quanto tentata di seguirne l'esempio e anche la stessa Spagna ha invocato nuove regole di carattere europeo per la messa al bando dei sacchetti di plastica non biodegradabili. Nell'Unione, ogni anno, circolano l'equivalente di 800mila tonnellate di shopper.

Evidentemente il cambiamento di umori in Europa sull'argomento ha indotto la Commissione a correggere il tiro anche sulle contestazioni che si preparava a muovere all'Italia, che erano essenzialmente due.

La legge “anti-shopper” non era ritenuta conforme alla legislazione europea prima di tutto per motivi sostanziali: la direttiva 94/62 su imballaggi e rifiuti dei medesimi prevede infatti all'art. 18 che «gli Stati membri non possono ostacolare nel loro territorio l'immissione sul mercato di imballaggi conformi alle disposizioni della presente direttiva».

Dato che negli altri paesi dell'Unione i sacchetti in plastica banditi in Italia sono abitualmente utilizzati, la legge italiana viola di fatto il principio del mutuo riconoscimento e della libera circolazione delle merci nel mercato unico europeo.

La seconda ragione era di natura procedurale. Riguardava la mancata notifica a Bruxelles di una normativa tecnica, obbligatoria ai sensi della direttiva 98/34.

Ora il Ministro ha annunciato che vi porrà rimedio. La prima obiezione infatti sembra destinata a perdersi per strada, visto il nuovo corso che sembra prevalere nell'Unione europea.

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 Succ. > Fine >>

Pagina 2 di 6

S5 Box